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Elina Katrin’s Overwintered è una brillante raccolta d’esordio che esamina con abilità lo spazio tra le culture siriana, russa e americana. Attraversando l’immigrazione, il libro si muove attraverso i paesaggi fratturati della memoria che definiscono la traduzione del luogo, delle relazioni e del tempo della voce poetica: «dico sorella / ma esce / solstizio / ogni giorno il più lungo / da quando ti ho vista». La poesia essenziale eppure lussureggiante di Katrin illumina la costante acclimatazione e l’evoluzione della lingua. Gigli, fichi, paskha, caffè col sapore di habibi e altre metafore si combinano in eleganti esplorazioni contemporanee di una voce che onora le sue origini mentre cresce anche in un sé unificato e unico. Dal sangue e dalle «vesciche che scoppiavano sulla biologia». Dal secondo gonfiarsi delle pance, che perde i suoi petali, appuntendo «entrambi i boccioli in spine di ragazza». Di «lingua senza presente / perfetto». Di inverni spogliati della loro sfumatura. Di traduzione in perdita. «Ya Allah», dice la voce di Elina Katrin, «faccia che ci sia spazio per sentire in una lingua / senza parlarla». In una stagione di calore esponenziale senza fine, questo libro mi ha riportato a nature morte a novembre. In un tempo di molte emozioni paradossali per i nostri fratelli e sorelle in Siria, dove molti nella diaspora ora possono tornare per la prima volta dopo decenni, ecco una poetica che guarda senza battere ciglio alle distanze imperiali che sostengono il nostro momento presente: l’infinito tra «fammi» e «utile» (come tra «fammi» e «spettacolo») digitati su un modulo di immigrazione, la morte di un familiare annunciata su Facebook, di dio come una rottura «delle rughe sulla fronte di mia madre, esasperate / dalla qualità video di WhatsApp», delle conversazioni al Trader Joe’s dove ci sono più cugini che fichi. Intrecciando dentro e fuori le forme con la stessa maestria con cui attraversa le lingue, sono davvero ipnotizzato da Overwintered. Elina Katrin è semplicemente una delle poetesse emergenti più entusiasmanti, e una delle praticanti della poetica multilingue più premurose e brillanti, viventi oggi. -George Abraham, autore di When the Arab Apocalypse Comes to America «Ci sono delle lacerazioni in me che solo il cirillico può riempire» scrive Elina Katrin in questa bellissima raccolta di poesie sulla vita tra paesi, lingue, e sulla negoziazione di cosa significhi appartenere. Storia familiare, traduzione, memoria e sradicamento si intrecciano mentre le poesie esplorano le conseguenze emotive dell’abbandonare una patria, ereditarne un’altra e costruire una vita in un terzo luogo, portando il lutto dei continenti.
Peso: 170,1 g (6 oz)
Paese di produzione: Stati Uniti
















